Miele di Rododendro
Rododendro
Delicata essenza
Nobile miele di alta montagna, è bottinato dalle nostre api nei mesi di Giugno e Luglio sui rododendri in fiore delle praterie d'alta quota. Chiarissimo appena raccolto, cristallizza dopo qualche mese in modo cremoso, quasi burroso nel suo tipico colore avorio che lo rende unico; con i suoi cristalli finissimi è molto piacevole al palato; molto delicato all'olfatto diventa fresco in bocca con sentori floreali e di confettura di piccoli frutti.

L'ambiente incontaminato da cui proviene e le scarse produzioni che si riescono ad ottenere a causa delle difficili condizioni climatiche che le api devono affrontare lo rendono uno dei mieli più rari, pregiati e ricercati.
Confezione da 400g
Miele di Rododendro
Azienda Apicoltura Diale

Luoghi bellissimi e condizioni imprevedibili

E' giunta la stagione estiva. E' difficile stabilire una data uguale ogni anno per l'inizio del raccolto del Rododendro. Varia, in realtà, di annata in annata a seconda del clima primaverile avuto, della quantità di neve caduta durante l'inverno e dall'inizio dell'innalzamento delle temperature estive. Il Rododendro, infatti, cresce sui versanti più esposti al sole delle praterie d'alta quota ed è necessario, quindi, che le temperature diurne siano abbastanza alte da permettere al suo fiore di produrre il nettare che le api preferiranno bottinare rispetto alle concomitanti fioriture di montagna.

Lasciamo la pianura, in cui nelle settimane precedenti le api sono state impegnate nel raccolto del miele di Acacia, per raggiungere le altitudini necessarie per la produzione di un Rododendro il più possibilmente puro. Le api, partendo da altitudini inferiori, sfruttano correnti ascensionali capaci di permettere loro di raggiungere versanti d'alta quota oltre i 2500 m.

I rischi della permanenza delle nostre api in queste postazioni a 1700-1800 metri s.l.m. sono davvero alti: le notti rigide, ad esempio, con temperature che scendono spesso intorno a pochi gradi sopra lo zero, possono provocare l'insorgere di pericolosi disturbi dell'ape propri di situazione di grande stress, termico in questo caso. Non è raro ritrovarsi a fine raccolto con scarsissime produzioni e famiglie di api ridotte ai minimi termini. Ciò può compromettere il resto dell'annata ancora da affrontare. La continua variabilità del clima, inoltre, spesso all'interno della stessa giornata, l'alternanza di ore di caldo sole estivo a improvvisi e violenti e freddi temporali, di giorni miti a giorni di gelo invernale, acuisce la difficoltà per l'ape di affrontare le sue “giornate” di lavoro (che, a differenza delle nostre, durano 24 ore) in modo proficuo, sia per il benessere dell'alveare che per il conseguente esito del raccolto. Ma la grande passione per la montagna, per la raccolta di questo meraviglioso dono della natura, perla sua purezza, la sua capacità di emozionare chi lo gusta, per ciò che sa trasmettere ogni qual volta lo si voglia gustare, ci convince ogni anno a scegliere ed affrontare ogni fatica, certi che la ricompensa, in qualche modo, ci sarà e spesso buona.

L'arrivo nella postazione è sempre un'esperienza emozionante: il sole, che ci dà il benvenuto rischiarando il versante est della vetta del caro Malinvern, inizia a scaldare l'aria ancora fresca e frizzante che pizzica il naso. Il giorno che nasce su questo paesaggio vergine e spettacolare è sempre entusiasmante e lo stupore è sempre lo stesso di vent'anni fa quando, ancora bambino, seguivo papà in questi nomadismi speciali. Non è raro, poi, salendo verso l'apiario, imbattersi in una coppia di camosci scesi dalle vette per bere al ruscello qualche passo più in là. E' importante, qui, collocare le arnie nella posizione ottimale per permettere alle api di raggiungere la migliore esposizione del sole che le potrà, così, scaldare dalle prime ore del mattino e facilitare nella ripresa delle attività diurne dell'alveare affaticato dal freddo notturno. Nei giorni seguenti il brillante luccichio nelle cellette del telaino ci avverte dell'inizio dell'importazione di nettare. La conferma arriva dallo scrollare dei favi che provoca una cascata di goccioline lucenti. Subito l'assaggio. Tolti i guanti di pelle che ci proteggono dalle punture dolorose sulle dita, peggio sui polpastrelli, aprendo la zip della maschera appena sotto al mento, posso gustare la nobile delicatezza di questo nettare appena attinto nelle corolle dei fiori rossicci e trasportato di ape in ape fino alla cella in cui verrà collocato. Bisogna sapere, infatti, che non è mai l'ape che ha bottinato quella che raggiungerà le celle nei melari ma sono diversi i passaggi del nettare tra le api che raggiungono in volo il predellino dell'arnia e quelle preposte alle operazioni interne all'alveare. E' importante che nei giorni di buona importazione di miele il clima sia adatto. Spesso anche un sole troppo violento ed umidità troppo bassa possono risultare dannosi. I raggi troppo intensi, infatti, possono aggredire eccessivamente il fiore “scottandolo”. Si può compromettere, così, sia la durata della fioritura che la possibilità da parte dell'ape di trovare nettare da raccogliere sul fiore. Il sole velato, temperature miti e l'umidità che impedisce di vedere le vette in lontananza sono la condizione più indicata per grantire all'apicoltore un buon raccolto di Rododendro.

Apprezzato come miele da tavola esprime, a parer nostro, il meglio di sè spalmato su una fetta di buon pane di montagna imburrata con raro burro d'alpeggio. Consigliato in abbinamento con formaggi dai sentori strutturati, come molti formaggi prodotti nelle Alpi. Tra questi il Val d'Aosta Fromadzo D.O.P ed il Bra di Alpeggio D.O.P.. Ottimo insieme alla Robiola di Roccaverano D.O.P.

Presidio Slow Food

Il Rododendro, come il Miele di Alta Montagna della Valle Stura e la Melata di Abete, è inserito nell'Albo dei Presidi Slow Food nelle categoria "Mieli di Alta Montagna".